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La Belle Époque: basta solo nominarla per evocare atmosfere nostalgiche e oniriche che raccontano di un periodo affascinante, di donne dai candidi abiti alla moda ricchi di nastri, di pittoreschi cafè e affollati cabaret, di verdi campagne fiorite e di città vivaci, dove le scoperte scientifiche e tecnologiche caratterizzano un’epoca unica.
Parigi ne è stata il simbolo, una Villa Lumière illuminata dall’elettricità durante l’Expo del 1900 che, con la sua grandiosa Tour Eiffel costruita pochi anni prima, è stata sia espressione, sia sfondo, sia protagonista dell’arte di questo periodo.

Interessante notare che si è cominciato a parlare di Belle Époque solamente dopo il 1914, individuando questo periodo di relativa pacificazione a cavallo tra la disfatta di Napoleone III a Sedan, la repressione della Comune di Parigi, la nascita della Terza Repubblica e lo scoppio della prima guerra mondiale.

A Palazzo Blu di Pisa ho visitato una mostra, interessantissima come tutte le altre viste negli anni precedenti (Hokusai, le Avanguardie, Keith Haring), che mi ha fatto viaggiare indietro nel tempo, camminando tra i boulevards parigini, entrando nelle ricche dimore borghesi, passeggiando nei giardini delle ville e vedendo da vicino tante tante persone, dalle ragazze di buona famiglia, alle cuoche, alle nobildonne, alle istitutrici.

Ho conosciuto soprattutto diversi artisti italiani che, per un motivo o per un altro, in quel periodo hanno attraversato Parigi, ci hanno vissuto, l’hanno amata, erigendola a capitale dell’Arte, emblema si una società borghese, laica e cosmopolita, con stimoli e influenze da ogni parte del mondo, dall’Africa all’estremo Oriente.

In questa metropoli moderna, mentre i mezzi di trasporto si facevano più veloci, circolavano le riviste di moda e le signorine si incontravano nei salotti bene per sorseggiare tè, tra un impressionismo già affermato e le avanguardie novecentesche all’orizzonte, si intrecciavano le vicende artistiche degli italiani Vittorio De Nittis e Giuseppe Boldini.

Il ferrarese Boldini e il pugliese De Nittis si inseriscono nel genere pittorico della tranche de vie, andando a incarnare l’artista flaneur tanto caro a Baudelaire: un’artista che è anche uomo di mondo, dal quale viene ispirato e che finisce per raffigurare con grazia e raffinatezza.


La joie de vivre della Belle Époque raffigurata nell’arte con uno stile pittorico al tempo stesso frizzante ed elegante, dai numerosi richiami al Settecento nel caso di Boldini. Ho adorato il suo Berthe esce per la passeggiata, nel quale raffigura la figura seducente che, con un abito in stile impero, esce da una palazzina di Place Pigalle.

Di Boldini ho apprezzato moltissimo tutte le raffigurazioni delle donne parigine, come per esempio Giovane donna in déshabillé, dove mi sono divertita ad ammirare gli abiti, le acconciature e gli accessori, talvolta sofisticati ed eleganti, talvolta più moderni, espressione della Parigi di fine secolo.

Davvero particolare anche il Ritratto del piccolo Subercaseaux, dove si coglie l’attimo del passaggio del giovane dalla fanciullezza all’adolescenza.

A fianco di queste opere si trovano anche quelle di altri artisti, tra cui gli italiani come Vittorio Corcos ed Edoardo Tofano.



Sono rimasta affascinata anche dalla Colazione in giardino di De Nittis, una delle ultime opere dell’artista mancato prematuramente dove si vedono la moglie Léontine e il figlioletto nel pieno di un’intima e familiare colazione in giardino. Pensare che nel salotto della sua casa parigina, si riunivano tantissimi scrittori, musicisti e intellettuali del calibro di Zola, Degas, Manet e Wilde mi ha davvero fatto sognare questo tempo lontano.

Per non parlare delle opere del veneziano Zandomeneghi, Zandò, che, macchiaiolo di formazione, venne invitato da Degas a partecipare alle mostre del Caffè della Nouvelle Athènes, il ritrovo dell’avanguardia impressionista. Nelle sue opere esposte a Palazzo Blu si vedono raffigurate diverse scene quotidiane che hanno al centro la vita parigina, dai colori vivaci ma i contorni morbidi.



L’ultima parte della mostra è stata piacevolmente inaspettata, mostrando numerose opere di artisti toscani che sono entrati in contatto con stili e correnti pittoriche della Belle Époque e hanno finito per applicarle al contesto locale. Magnifica Sogni esposta da Cocos a Firenze durante la Festa dell’arte e dei fiori, ma anche In lettura sul mare di Corcos.


Ho adorato i paesaggi balneari riconosciuti sullo sfondo, come quelli di Castiglioncello e della Versilia, ma anche quelli montani dell’Appennino Tosco-emiliano, il tutto raffigurato in modo raffinato e poetico da Corcos.


Tra intimità e quotidianità, raffinatezza ed eleganza, tra sogno e realtà, questa ultima mostra mi ha davvero appassionato facendomi viaggiare nel tempo e nello spazio.
Dopo una bella visita alla mostra, si può proseguire la giornata andando alla scoperta delle bellezze di Pisa:
Pisa: cosa vedere in 1 o più giorni
Quale è il periodo storico che più ti incuriosisce? Fammelo sapere nei commenti!
