Decidiamo di fermarci a visitare la Reggia di Caserta approfittando di una lunga discesa in auto verso la Calabria e proprio a Caserta ci fermiamo per passare la notte all’ottimo Hotel Plana. Troviamo una bella accoglienza e una camera comoda e spaziosa, ma quello che ci colpisce di più è la colazione che, per normative covid, ci viene portata direttamente al tavolo…dire abbondante è riduttivo, tutto buonissimo.

La mattina seguente riprendiamo l’auto per raggiungere la Reggia e parcheggiamo a pagamento in uno dei tanti posteggi nelle vicinanze. Abbiamo già il biglietto acquistato su internet dal sito ufficiale dove scegliamo l’opzione più completa: appartamenti e intero parco. Al momento dell’acquisto scegliamo la data e l’orario di ingresso e quando arriviamo alla Reggia non dobbiamo fare nessuna fila.

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Ci viene subito chiesto di lasciare i nostri ombrelli al guardaroba e dopo questa sosta decidiamo di cominciare la nostra visita con gli interni, oltrepassiamo una serie di colonne doriche e saliamo il meraviglioso scalone tardo barocco a doppia rampa che ci conduce al piano superiore, caratterizzato dalla presenza di due leoni di marmo nel primo pianerottolo.

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Nel 1997 la Reggia è stata dichiarata Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Si tratta della residenza reale più grande del mondo per volume, fu costruita su progetto di Luigi Vanvitelli su commissione di Carlo di Borbone, Re di Napoli e di Sicilia, al fine di competere con la magnificenza e lo sfarzo della Reggia di Versailles. Il progetto era imponente e ambizioso, oltre alla Reggia comprendeva anche il parco e la sistemazione dell’area urbana con la costruzione dell’Acquedotto Carolino. Quest’opera faraonica prevedeva anche un viale monumentale di 15km che doveva unire la Reggia con Napoli, una strada non portata a compimento. I lavori furono avviati ufficialmente il 20 gennaio 1752, in occasione del compleanno del re e quando nel 1773 morì Luigi Vanvitelli, la realizzazione dell’opera passò nelle mani di suo figlio Carlo. A questo punto la storia della Reggia, che non viene mai davvero ultimata come da progetto di Vanvitelli padre, prosegue incontrando fasi alterne: da residenza di caccia di Ferdinando IV di Napoli, all’esproprio e ai saccheggi della Repubblica partenopea, alla conquista napoleonica, alla restaurazione borbonica dopo il Congresso di Vienna del 1815. Dopo la costituzione del Regno d’Italia, venne utilizzato da alcuni membri della casata Savoia finché non fu ceduto allo stato italiano nel 1919.

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Abbiamo la possibilità di esplorare alcune delle 1200 (!) stanze che compongono la Reggia, visitiamo la Cappella Palatina ma non il Teatro di Corte che troviamo chiuso: è aperto infatti soltanto pochi giorni della settimana e in fasce orarie ben definite.

Si sussegue a questo punto una serie di stanze meravigliose, gli Appartamenti veri e propri, suddivisi in aree di conversazione e di ricevimento degli ospiti, provviste di affreschi di pregio, preziosi dipinti e bassorilievi, fino ad arrivare alla maestosa Sala del Trono dove il Re riceveva le delegazioni e teneva i balli di corte.

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Dopo aver superato la camera di Gioacchino Murat, raggiungiamo la meravigliosa Biblioteca Palatina, voluta dalla regina Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, moglie di Ferdinando IV di Borbone. Restiamo affascinati, oltre che dalle sale di lettura e dall’esposizione di libri, dagli oggetti qui esposti: due barometri, un cannocchiale, due globi.

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Nella Sala Ellittica della Reggia ci attende però un’altra sorpresa: il presepe. Fu proprio Carlo di Borbone a dare inizio alla tradizione del presepe che proseguì insieme alla storia della Reggia, coinvolgendo ogni anno gli artisti di corte, ma anche di dame che si intrattenevano confezionando gli abiti da far indossare alle statuine del presepe. Grazie a questo lavoro certosino oggi ci troviamo di fronte più di 1000 figure, realizzate in terracotta o semplicemente con una struttura di fil di ferro ma con testa mani e piedi in terracotta, splendide nei colori, nei costumi, nella cura ai dettagli. Nonostante si tratti di una ricostruzione, dato che il presepe originale è stato rubato, lo spettacolo delle statue e di tutti i loro particolari (ci vorrebbero ore per scoprirli tutti) è davvero sorprendente.

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Completamente appagati dalla visita degli interni, ci spostiamo all’esterno dove è possibile usufruire di un servizio navetta a pagamento, noleggiare le biciclette (che vanno comunque lasciate prima di entrare nel Giardino Inglese) oppure proseguire a piedi. Ci sentiamo pieni di forze e di entusiasmo e ci incamminiamo a piedi, scelta che si rivelerà purtroppo sbagliata: le distanze sono piuttosto lunghe ed è facile finire per sottostimarle.

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Il Parco è enorme e perfettamente mantenuto, la parte iniziale viene chiamata Giardino all’italiana, dove si trovano due viali paralleli separati da una serie di belle fontane, tutte diverse tra loro. Questa serie si conclude con l’imponente Grande Cascata. Non solo è possibile percorrere i viali in tutta la loro lunghezza, costeggiando le fontane, ma ciascuna sezione del Parco contiene al suo interno tanti altri tesori da scoprire, come la Peschiera grande, una vasca destinata alle esercitazioni di battaglie navali.

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A lato della Grande Cascata si trova l’ingresso del Giardino all’Inglese, progettato da John Andrew Graefer noto per la sua conoscenza delle piante esotiche e infatti alcuni scorci fanno pensare a luoghi lontani e misteriosi, come il Bagno di Venere. La moda dell’epoca (la realizzazione del Giardino comincia nel 1786 su volontà di Maria Carolina d’Asburgo-Lorena) prevede anche l’inserimento di piccole rovine e scavi, ispirandosi a quelli di Pompei iniziati nel 1748.

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Percorriamo il Giardino in lungo e in largo, quando ci rendiamo conto che l’uscita avviene dal punto stesso in cui siamo entrati e per questo motivo siamo costretti a ripercorrere tutto il nostro tragitto a ritroso. Per rientrare alla Reggia scegliamo con gioia di prendere la navetta, distrutti per i chilometri macinati a piedi, ma davvero, davvero, soddisfatti.

Author

Nata a Pisa nel 1990, nella stessa città mi sono laureata in Studi Internazionali e attualmente vivo, lavoro e ho sposato Dario. Amo i giochi da tavolo con gli amici, leggere, scrivere, cucinare piatti etnici, oltre che viaggiare, vicino e lontano: la mia più grande passione.

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