Una trentina di chilometri da Ho Chi Minh City, già Saigon, sono sufficienti per cambiare completamente scenario. Da una città caotica, chiassosa, rumorosa, la più popolosa del Viet Nam, si passa a un distretto che ha ospitato un’importante base americana durante la Guerra del Viet Nam mentre nel suo sottosuolo i Viet Cong si spostavano attraverso i tunnel. L’umidità nell’aria resta elevata, anzi a Cu Chi, se possibile, aumenta man mano che ci si addentra nella folta e verdissima foresta tropicale.

 

La nostra visita ai tunnel di Cu Chi

All’ingresso viene assegnato un adesivo con un numero che si deve indossare sulla maglietta e si viene fatti accomodare in uno dei tanti capannoni attrezzati per le proiezioni video, a seconda della propria lingua di interesse, dove vengono mostrati dei documentari d’epoca con scene di guerra. 

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Proprio all’inizio del percorso che dobbiamo seguire all’interno della foresta si trova un’enorme fossa piena di acqua piovana, si tratta del cratere lasciato da una bomba sganciata da un bombardiere B52.

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Il cratere scavato da una bomba B52

I tunnel di Cu Chi erano già stati utilizzati negli anni ’40 per combattere contro i francesi e dagli ’60 dai Viet Cong contro gli americani in quella che è diventata una guerra di logoramento. Una rete immensa di tunnel e cunicoli di 250 km si snodava nel sottosuolo, in alcuni punti addirittura a una profondità di 9 metri, fino a raggiungere la Cambogia, da dove transitavano armi, merci e persone.

Gli ingressi dei tunnel sotterranei spesso non sono riconoscibili, posizionati in punti strategici, alla base di grossi termitai, o volutamente mimetizzati da cumuli di foglie. Ci sono diverse guide che mostrano l’ingresso ai tunnel sollevando botole nascoste e spingendosi agilmente al loro interno lasciando che la botola si richiuda sopra la loro testa.

Proviamo anche noi a calarci, ma il caldo e l’umidità ci fanno resistere solo per pochi minuti. Oltretutto bisogna considerare che la larghezza dei tunnel è davvero esigua e più adatta alle corporature minute dei vietnamiti, circa 80 centimetri per un’altezza di poco superiore al metro: le persone, per la maggior parte del tempo, dovevano muoversi strisciando per terra (al buio).

Oggi, per permettere ai turisti di accedervi per percorrerne un tratto, sono stati ampliati in alcuni punti, ma la sensazione di soffocamento resta comunque molto forte. All’interno dei tunnel si trovavano dormitori, ma anche cucine e sale di pronto soccorso, per permettere alle persone di rifugiarsi al loro interno e da qui organizzare e condurre atti di sabotaggio e di guerriglia ai danni delle truppe americane. 

All’esterno incontriamo numerosi manichini che raffigurano i Viet Cong intenti nelle loro attività quotidiane e delle aree che mirano a ricostruire per esempio la sartoria con gli abiti scuri stesi su di un filo insieme alle tipiche sciarpe a scacchi. Qui vicino un vietnamita cuce i tradizionali sandaletti fatti con i copertoni di gomma dei guerriglieri, mentre un’altra signora posiziona dei sottilissimi fogli di carta di riso per involtini stesi ad asciugare al sole.

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Un’area è dedicata alla ricostruzione delle trappole utilizzate dai Viet Cong con l’ausilio di chiodi, bastoni, lance appuntite. Le trappole sono state tutte ricavate nel terreno e corredate di una targhetta esplicativa in vietnamita e in inglese, mettono i brividi soltanto a guardarle, nonostante l’afa pazzesca. C’è anche la cornice di una porta munita di un’apposita trappola chiodata da attivarsi dopo l’apertura della porta stessa.

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Le trappole in esposizione a Cu Chi

Ci spostiamo in un’altra zona dove sono esposti i carri armati e i residuati bellici, fanno un effetto strano, posizionati in bella vista in un punto di passaggio, considerando anche che in sottofondo continuiamo a sentir sparare incessantemente. Avete capito bene, sparare, perché è presente un piccolo poligono dove i turisti possono sparare a delle figure di cartone pagando una somma anche abbastanza alta.

Ci allontaniamo dubbiosi e andiamo a fare una pausa nella sezione dedicata al ristoro e ai tavoli dove assaggiamo la manioca bollita con zucchero, un piatto che veniva consumato molto spesso durante la guerra perché leggero e comodo da trasportare, ma ricco di nutrienti. 

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Il piccolo museo che visitiamo prima di lasciare l’area dei tunnel di Cu Chi, ci costringe ancora una volta a catapultarci nel clima della guerra del Viet Nam. Qui vediamo esposte diverse armi e munizioni del periodo…un bel contrasto con i souvenir da portare a casa venduti nel negozio adiacente.

Author

Nata a Pisa nel 1990, nella stessa città mi sono laureata in Studi Internazionali e attualmente vivo, lavoro e ho sposato Dario. Amo i giochi da tavolo con gli amici, leggere, scrivere, cucinare piatti etnici, oltre che viaggiare, vicino e lontano: la mia più grande passione.

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