Siamo approdati a Philipsburg, capoluogo di Sint Maarten, durante la tappa giornaliera di una meravigliosa crociera ai Caraibi. Sint Maarten occupa soltanto una parte dell’isola di Saint Martin, precisamente l’area meridionale, ed è appartenente ai Paesi Bassi, mentre la restante parte dell’isola è territorio francese d’oltremare.

Cosa fare a Sint Maarten

Mullet Bay Beach

Per sfruttare al massimo il tempo a nostra disposizione, alle 7 di mattina eravamo già con i piedi saldamente a terra alla ricerca di un taxi/navetta che ci accompagnasse in spiaggia. Le spiagge dell’isola sono tutte meravigliose, noi avevamo scelto Mullet Bay Beach, anch’essa parte del territorio olandese sull’estremità sud-occidentale dell’isola.

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La mattina presto a Mullet Bay Beach

Il tragitto in taxi è stato rapido e piacevole anche se ci siamo preoccupati quando, arrivati nel parcheggio retrostante la spiaggia, non abbiamo trovato nessun’altra auto parcheggiata e ci siamo chiesti se non fossimo stati ingannati e portati nel luogo sbagliato. Semplicemente, eravamo i primi turisti ad arrivare!

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Oltre il parcheggio e un’area verde di palme e uva caleta, la baia che si è aperta davanti ai nostri occhi ci ha lasciato senza parole: sabbia soffice e bianchissima, acqua calma e cristallina, un sole splendido sopra alle nostre teste! C’erano dei piccoli stabilimenti balneari dove il bagnino stava sistemando lettini e ombrelloni e abbiamo scelto di noleggiarne uno per stare più comodi, visto che più tardi ci avrebbero raggiunto anche degli amici. Dietro alle file ordinate di ombrelloni, un piccolo bar, che stava per aprire i battenti.

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Non abbiamo resistito un minuto di più e ci siamo subito tuffati in acqua, con il mare della baia tutto a nostra disposizione! Abbiamo fatto snorkeling e visto diversi pesci interessanti, specialmente in prossimità degli scogli all’estremità sinistra della baia.

Intorno alle 10 di mattina la spiaggia è stata presa d’assalto da turisti arrivati in taxi, navette, barca, catamarano…anche se l’acqua è rimasta splendida e l’atmosfera è diventata un po’ più caotica, preferivamo lo spettacolo incontrato soltanto poche ore prima.

Maho Beach

Per noi è giunto il momento di ripartire verso una nuova spiaggia, quella di Maho. Siamo tornati (un po’ a malincuore) nel parcheggio credendo di ritrovare un taxi con facilità, in realtà la nostra idea l’avevano avuta anche altri turisti e ogni volta che un mezzo si affacciava nel parcheggio, questo veniva assalito da tutti quelli che volevano ripartire. Fortuna che i nostri amici, arrivati in navetta a Mullet Bay, avevano pensato di concordare con l’autista anche un orario per il ritorno, tenendo in considerazione anche noi. Da questa esperienza abbiamo imparato: concordare sempre anche il ritorno, oltre all’andata! 🙂

Maho Beach ci sorprende: un mare splendido e turchese, una sottile lingua di sabbia così stretta, complice anche l’alta marea, che c’è pochissimo spazio per posizionarsi! La quasi totalità delle persone è in acqua, noi non ne abbiamo il tempo visto che la nostra sosta sarà troppo breve e per questo motivo ci posizioniamo sugli scogli.

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Pericolo aerei!

Alle nostre spalle, una strada trafficatissima, visto che è l’unico modo per raggiungere spiaggia e successivo parcheggio. E, alle spalle della strada, la pista di atterraggio dell’aeroporto Principessa Juliana che si trova a circa 100 metri dalla spiaggia.

Questa la particolarità di questa spiaggia, che l’ha resa la più famosa attrazione turistica dell’isola: l’atterraggio degli aerei! Sul sito dell’aeroporto si possono trovare numerosi video di questi atterraggi così “vicini”.

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Non dobbiamo attendere molto, i primi aerei cominciano presto ad atterrare e ogni volta è un’emozione (e un’ansia) fortissima! Si vede un piccolo puntino da lontano che cresce sempre di più man mano che si avvicina, oltrepassa velocemente il mare, le nostre teste e nel giro di pochi istanti è già sulla pista a terminare la sua corsa. Presso i bar della spiaggia si trovano tavole informative che riportano gli orari dei voli previsti per la giornata.

Si tratta di un’esperienza davvero unica, ma bisogna sempre prestare attenzione e comportarsi con prudenza, come ricordano i numerosi cartelli sparsi nell’area. Avvicinarsi alle recinzioni della pista di atterraggio può essere pericoloso per gli scarichi degli aerei, il vento e il fortissimo calore sollevati al loro passaggio sia al momento del decollo che dell’atterraggio.

A nostra volta abbiamo avuto l’occasione di assistere all’atterraggio di un Boeing, esperienza impressionante e da cardiopalma! Non si ha davvero la percezione della dimensione del velivolo finché all’improvviso non si vede crescere sempre di più e oltrepassare, enorme e imponente, le nostre teste che si girano per seguire la sua corsa. Confermo che il passaggio ha sollevato parecchio vento e sabbia calda, tanto che il cappello che il nostro amico indossava sulla testa è volato in mare! Quindi, attenzione e prudenza, lo spettacolo è sufficientemente “wow” senza la necessità di sostare presso le recinzioni. Suggerisco degli occhiali da sole per proteggere gli occhi dalla sabbia.

Soddisfatti, e in forte ritardo, corriamo indietro verso il bus navetta che ci riporterà nel capoluogo dove troveremo la nave ad aspettarci. Ecco il nostro itinerario per un giorno:

Ti è mai capitato di assistere così da vicino all’atterraggio di un aereo? Vorresti fare un’esperienza del genere? Fammelo sapere nei commenti!

Author

Nata a Pisa nel 1990, nella stessa città mi sono laureata in Studi Internazionali e attualmente vivo, lavoro e ho sposato Dario. Amo i giochi da tavolo con gli amici, leggere, scrivere, cucinare piatti etnici, oltre che viaggiare, vicino e lontano: la mia più grande passione.

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