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L’immensa area del cosiddetto Triangolo d’Oro è stata da noi toccata durante un magnifico viaggio nel nord della Thailandia.

In questa zona di confine davvero unica si incontrano il fiume Mekong e il suo affluente Ruak: un’area montuosa di 390.000 kmq racchiusa tra Thailandia (provincia di Chiang Rai), Laos (località di Ban Houayxay) e Myanmar (città di Keng Tung) che sembra richiamare i lati di un triangolo.

La storia delle coltivazioni di oppio
Un triangolo…d’oro, sia perché l’oppio da raffinare veniva pagato con barre d’oro, sia perché l’oppio era considerato l’oro che portava ricchezza all’economia locale.
Le prime coltivazioni del papavero da oppio risalgono al XVIII secolo, quando veniva utilizzato a scopo terapeutico. Con l’espansione dei consumi in altri Paesi asiatici, la Compagnia britannica delle Indie orientali si assicurò buona parte del traffico di oppio verso la Cina soprattutto dopo le guerre dell’oppio del XIX secolo. Sebbene inizialmente il suo consumo fosse proibito in Siam, l’attuale Thailandia, la Compagnia britannica convinse il re Mongkut a legalizzarne il commercio nel 1852 e nei decenni successivi i proventi dal commercio dell’oppio arrivarono addirittura al 40% delle entrate governative. Anche in Birmania, dopo che nel 1886 il Paese cadde sotto il controllo dei britannici, aumentò la produzione dell’oppio. Anche i colonialisti dell’Indocina francese istituirono il monopolio con la creazione della Régie de l’Opium, con l’avvio della produzione nel nord del Laos e del Vietnam da parte delle tribù di montagna. Anche per i francesi gli introiti dal commercio dell’oppio finirono per costituire la metà delle entrate dell’Indocina francese.


La Cina ridusse le importazioni di oppio, cominciando a produrlo in Sichuan e nello Yunnan, in prossimità della zona che sarebbe diventata poi famosa come il Triangolo d’Oro. Il consumo di oppio era estremamente diffuso in Cina e gli immigrati cinesi portarono questa abitudine negli altri Paesi asiatici.
Nel 1949, dopo la sconfitta dei nazionalisti cinesi di Chiang Kai-shek da parte dei comunisti di Mao Zedong, alcuni fuggitivi del Kuomintang (KMT) guidati dal generale Li Wen-huan invasero le zone isolate del triangolo d’oro, arrivando a prendere il controllo del 90% della produzione di oppio nella zona. A causa del malgoverno dell’Unione di Birmania, la produzione continuò ad aumentare.
La situazione si rese drammatica per il contrabbando di oppio da parte della comunità cinese, ma anche per il controllo sull’oppio da parte dei separatisti delle minoranze etniche della regione, e anche per la formazione di nuovi eserciti da parte di locali signori della guerra. Il principale dei trafficanti fu il cinese-shan Khun Sa, a capo di una propria milizia collegata all’esercito birmano con il quale ruppe i rapporti nel 1964 creando un proprio feudo nello Stato Wa al confine con la Cina. Nel 1967 sfidò le truppe del Kuomintang organizzando una carovana che trasportava sedici tonnellate di oppio in Laos, rifiutando di pagare la tangente per il passaggio. L’intervento delle truppe regolari laotiane permise al generale Ouane Rattikone di prendere il controllo del carico e della maggior parte dei traffici gestiti dal Kuomintang nella zona. Khun Sa cercò di riorganizzarsi, ma il governo birmano lo fece catturare. Quando nel 1974 tornò in libertà, ricominciò a operare nei traffici illeciti fino alla resa al governo birmano nel 1996.



La produzione dell’oppio oggi
La produzione dell’oppio si è spostata nelle fertili vallate dell’Afghanistan, nella cosiddetta Mezzaluna d’Oro tra Afghanistan, Pakistan e Iran, facendo calare drasticamente quella del Triangolo D’Oro diventata ormai quasi insignificante nel traffico mondiale.
In questa zona i governi di Laos, Myanmar e Thailandia hanno incentivato la produzione di caucciù, tabacco, tè e caffè in alternativa a quella dell’oppio, distruggendo le piantagioni di papavero che erano controllate da tribù di montagna, eserciti privati e militari corrotti che fornivano anche le armi. Mentre nei primi due Paesi sono stati costruiti Casinò, finendo per arricchire alcuni gruppi di ribelli, in Thailandia si è scelta la strada della produzione di prodotti agricoli alternativi. In ogni caso, moltissime famiglie di coltivatori continuano a vivere in condizioni di estrema povertà.

Va detto che negli anni sessanta si è aggiunta un’altra produzione redditizia per i guerriglieri e i banditi che vivono nelle tribù della giungla, quella dell’eroina, insieme a quella delle metanfetamine negli anni novanta. Merci prodotte nel Triangolo d’Oro che vengono raffinate e commercializzate nelle zone di confine.
Cosa vedere nel Triangolo d’Oro
Per prima cosa ci siamo affacciati dal Golden Triangle Viewpoint, dal quale si gode di una vista spettacolare sul punto in cui Thailandia, Laos e Myanmar si incontrano. Le acque color terracotta del mitico fiume Mekong scorrono al di sotto, per uno scenario davvero indimenticabile.
Poi abbiamo navigato a lungo sulle acque del fiume, osservando la quotidianità delle persone che vivono e lavorano sulle sue sponde, tra Thailandia, Myanmar e Laos, dove siamo sbarcati sull’isoletta di Done Xao.


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Una volta tornati a riva, abbiamo visitato l’House of Opium, un interessante museo che racconta la storia della produzione e dei traffici dell’oppio e ospita diversi cimeli e oggetti storici che venivano utilizzati per il consumo.
Il giorno seguente poi ci siamo avvicinati via terra al confine con il Myanmar, visitando la vivace e movimentata cittadina di Mae Sai con il suo tempio in posizione panoramica e un coloratissimo mercato ricco di prodotti artigianali e gastronomici dove si incontrano centinaia di persone provenienti dalle diverse etnie, tutte con i loro abiti tradizionali. Una sosta davvero da non perdere nel Triangolo D’Oro.





Avevi mai sentito parlare di questa mitica terra di confine tra Myanmar, Laos e Thailandia? Fammelo sapere nei commenti.
