Di ritorno da una breve “incursione” in terra bulgara, riporto il mio itinerario dettagliato e le mie impressioni, sperando di aiutare qualcuno che come me ha scelto di andare in Bulgaria, incuriosito dai voli a basso costo e dal poco turismo presente.

L’itinerario:

Giorno 1 – Il nostro volo Ryanair atterra puntuale all’aeroporto di Sofia, per prima cosa cambiamo i nostri euro e poi prendiamo un taxi, il cui autista è estremamente loquace e ci chiede mille cose su di noi e sull’Italia, c’è molto traffico e arriviamo all’hotel dopo una quarantina di minuti. Il costo della corsa è di circa 15 euro. Posiamo i bagagli e usciamo subito (si sono fatte ormai le 18,30) a piedi, siamo a circa 10 minuti di camminata dal centro vero e proprio. Compriamo subito una bottiglietta d’acqua a un piccolo mini market dove la cassiera ci frega qualche centesimo col resto. Poco male. Ci imbattiamo quasi per caso in una enorme chiesa ortodossa che visitiamo incuriositi. Poi sbuchiamo alle spalle dell’edificio che ospitava il quartier generale del Partito Comunista, adesso si tratta invece di uffici amministrativi. Anche gli edifici circostanti sono imponenti, sullo sfondo si vede spiccare la statua di Santa Sofia, che ha recentemente preso il posto di quella di Lenin. Proseguiamo e ci imbattiamo, di nuovo per caso, nel teatro nazionale dedicato a Ivan Vazov, con i suoi verdi giardini antistanti. Scopriamo con piacere che le persone si ritrovano qua per giocare a scacchi sulle panchine o sui tavolini appositi che hanno già la scacchiera incisa sopra. Ma si gioca anche a carte o a backgammon. Troviamo una libreria e compriamo (finalmente!) una cartina della città e decidiamo di spostarci lungo Vitosha Street, la strada dei negozi, dello shopping e dei locali originali e alla moda, presi d’assalto da centinaia di giovani. Abbiamo l’imbarazzo della scelta, andiamo un po’ a caso (ormai eletto a modello della nostra visita in città) e ci sediamo al Social Café, in uno dei pochi tavoli rimasti liberi. Il menù è molto vario, ci portano gentilmente una copia in inglese e anche una fotografica, vediamo che ci sono tante pizze e ci diciamo che non possiamo ordinare una pizza all’estero, che dobbiamo prendere qualcosa del posto, poi vediamo passiamo il cameriere con delle pizze e cambiamo idea. Ordiniamo delle pizze belle e buone, che ci vengono servite su un tagliere. Rientriamo quindi in hotel, sempre a piedi.

Social Cafè Bar

Giorno 2 – Giornata dedicata alla visita della città, ci svegliamo con calma e poi usciamo passando per lo Zhenska Pazar, un piacevole mercato di frutta, verdura, varie ed eventuali che attraversiamo in poco tempo. Ci soffermiamo più che altro a leggere i prezzi, davvero molto molto bassi rispetto all’Italia. Vediamo la Sinagoga e la Moschea Banya Bashi (sono una di fronte all’altra) e sullo sfondo la cattedrale cattolica di San Giuseppe. Finiamo di nuovo nella grande piazza con la statua di Santa Sofia e gli imponenti edifici del classicismo socialista. La statua è decisamente originale, sembra più che altro una dea greca. Poco sotto il livello stradale troviamo la piccola chiesa di St. Petka dei Sellai circondata da antiche rovine. Qualche foto e poi proseguiamo spostandoci nella trafficata piazza usando i corridoi sotterranei che portano alla metropolitana. Ci è bastato poco per capire che l’attraversamento pedonale effettuato lontano dalle apposite strisce è un’esperienza assai pericolosa e poco raccomandabile. Ci fermiamo a visitare la Chiesa Russa, un piccolo gioiello dalle cupole splendenti, passiamo davanti a numerosi musei e proseguiamo fino alla splendida Cattedrale Alexander Nevskij, inserita al centro di una piazza molto ampia, con le cupole d’oro che brillano sotto il sole e i dettagli che lasciano incantati. Dopo aver fatto quella cinquantina di foto di rito, entriamo a visitare l’interno, non meno maestoso dell’esterno. Poi usciamo in cerca del mercatino delle icone sacre del quale avevamo sentito parlare, giriamo tutta la piazza per poi scoprire che si trova vicino al punto dal quale eravamo partiti. Ci sono alcune bancarelle che vendono interamente icone sacre e altrettanto che vendono residuati bellici e oggettistica di stampo sovietico, cappelli, orologi, binocoli, matrioske e i più svariati prodotti a base di rosa. Sì perché la Bulgaria produce olio di rosa (e saponette, profumi, bagnoschiuma…), tutti i negozi profumano di rosa, che è onnipresente nelle insegne, così come i leoni, un altro simbolo della zona. Pare che ai bambini l’olio di rosa venga aggiunto al latte come rimedio naturale e aiuto per una crescita sana. Proseguiamo verso il parco che si trova subito dopo l’Università di Sofia per vedere i monumenti commemorativi, tra cui quello dell’armata rossa che sorge al centro su un alto piedistallo dove si vede il soldato vittorioso seguito dai bulgari e due gruppi scultorei più piccoli, dove sono rimasta colpita dalla donna con il mitra al fianco. Davanti alcune rampe utilizzate per scivolare con skateboard e biciclette. Ci fermiamo su una panchina all’ombra in cerca di refrigerio e poi andiamo verso l’Orlov Most che attraversiamo diretti al parco Borisova che contiene lo stadio e anche il piccolo Lake Ariana, un laghetto artificiale dove si possono noleggiare barche e pedalò. Noi prendiamo una barca a remi e giriamo per una mezz’oretta. Per pranzo ci sediamo a un locale di moda intorno al lago dove ci portano un menù in cirillico. Chiediamo se cortesemente ci può portare un menù in inglese, ma la cameriera risponde che non ne hanno. Alla fine optiamo per un hot dog preso a un chiosco del parco (favoloso, nb: qui aggiungono cipolle e patatine fritte nel panino) e restiamo su una panchina in attesa che si smorzi un po’ l’afa delle ore più calde, poi giriamo ancora nel parco, andando più verso l’interno. Decidiamo poi di tornare verso il centro dove visitiamo il Museo di Storia Naturale e poi entriamo nella cosiddetta Broadway Bulgara, una strada piena di teatri. Torniamo di nuovo nei giardini dove si gioca a scacchi, riempiamo le nostre bottigliette d’acqua alle fonti gratuite che si trovano all’interno e ci mettiamo a seguire un’intensa e combattuta partita a scacchi, che a quanto pare stava suscitando l’interesse di molti bulgari. Quando i giocatori si mettono a litigare per le mosse e si girano tra il loro pubblico a chiedere conferme e testimonianze ci defiliamo serenamente. Un signore ci chiede di fare una partita a scacchi, io purtroppo non so giocare, ma il mio fidanzato accetta. Comincia la partita a tempo: 5 minuti a testa, la prima la vinciamo noi e la la seconda lui. Paghiamo 2 lev (=1 euro) per il noleggio della scacchiera e poi torniamo a Vitosha dove faccio incetta di souvenir a base ovviamente di rosa. Ceniamo al Moma Bulgarian, un ristorante tipico dove mangio una zuppa di carne e verdure in crosta di pane, un piatto o-t-t-i-m-o che se mangiato dalle nostre parti sarebbe costato chissà quanto e invece il conto è l’ennesima sorpresa “low cost” del viaggio.

Moma Restaurant

Giorno 3 – Oggi andiamo alla volta della Chiesa Boyana e del Monastero di Rila, partecipando a un’escursione organizzata dalla Traventuria, con guida in inglese che approfondisco in questo articolo.

Traventuria

Cominciamo la visita con il monastero che è strabiliante, già dal colpo d’occhio iniziale, appena varcato l’ingresso si apre la piazza con la chiesa, il campanile e i vari edifici a circondarli, mentre in fondo svetta la più alta cima dei Balcani. Non si sa dove guardare, gli edifici sono un tripudio di colori e disegni, gironzoliamo rapiti dallo scenario che ci circonda. L’interno della chiesa non è da meno, è molto interessante anche il museo dove vediamo una croce miniata con 600 figure umane, il pezzo che ho apprezzato di più della collezione. Stiamo per uscire quando vediamo la folla accalcarsi all’ingresso del complesso, in attesa del patriarca della chiesa bulgara in visita al monastero. Lo aspettiamo anche a noi e il suo arrivo è per me molto suggestivo, viene infatti preceduto dai monaci che intonano canti, in una sorta di piccolo corteo. Pranziamo a un ristorante lungo la strada, dove mangio una trota in salsa e il mio fidanzato una kavarma, un piatto tipico con carne, verdura, uovo e formaggio. Poi arriviamo nel pomeriggio alla Chiesa di Boyana, dove aspettiamo il nostro turno per entrare (si entra 8 per volta e non si può restare per più di 10 minuti, per non danneggiare gli affreschi!), ascoltiamo tutte le spiegazioni, prima di rientrare a Sofia. Quando arriviamo facciamo una sosta fotografica al Military Club e poi visitiamo la Chiesa di Sveta Nedelya e poi ceniamo velocemente con un panino perché siamo stanchi.

Giorno 4 – Ci svegliamo con calma, oggi è il nostro ultimo giorno in città e abbiamo ancora qualche visita da fare. Ci rechiamo quindi al Palazzo Presidenziale dove visitiamo la Rotonda di San Giorgio, una piccola chiesetta (uno degli edifici più antichi della città!) all’interno e poi alle 12 assistiamo al cambio della guardia. Entriamo quindi nel Museo Archeologico che si trova proprio di fronte, accanto a una bella fontana. La visita ci prende un po’ di tempo, ci soffermiamo in particolar modo sul Tesoro Valchitran e sull’esposizione temporanea dedicata all’evoluzione della moda femminile nei secoli. Pranziamo in un locale molto simpatico, il Wok to Walk dove mangiamo dei deliziosi noodles dal sapore orientaleggiante. Poi mi viene un dubbio: se Sofia prende il nome dalla Chiesa di Santa Sofia, noi siamo sicuri di aver visto questa chiesa? La risposta è no. Si trova proprio vicina alla cattedrale di Alexander Nevskij, ma noi non l’abbiamo proprio vista. E allora via, ripartiamo alla volta dell’ultima chiesa da visitare. Ci tratteniamo un po’ al suo interno perché comincia a piovere parecchio e poi andiamo a cercare un taxi (impresa non facilissima, perché i primi che fermiamo sono già prenotati e più pieni del solito, forse per la pioggia improvvisa). Arriviamo presto in aeroporto, la corsa ci costa meno della metà dell’andata, e veniamo sottoposti a numerosi controlli per la sicurezza (attenzione che abbiamo molto apprezzato).

La mia guida alla Bulgaria - immagine 147
La Chiesa di San Giorgio, la più antica della capitale bulgara

Le mie considerazioni:
1- Sofia è una città a misura d’uomo, facilmente visitabile a piedi.
2- I bulgari sorridono poco, ma sono disponibili e gentilissimi, anche se non parliamo la stessa lingua e (spesso) non ci capiamo.
3- Mai attraversare fuori dalle strisce pedonali.
4- Il loro cibo è un favoloso mix di culture e sapori europei e orientali. Buonissimo!
5- Sebbene i monumenti e gli edifici siano nati da un miscuglio di arti, culture e invasioni, l’orgoglio nazionale è tutto bulgaro.
6- Edifici di culto cattolico, ebraico, musulmano e ortodosso non convivono nella stessa città, ma addirittura nella stessa strada!
7- Fissazioni: Le rose, i leoni e gli scacchi.
8- Rispetto all’Italia, i prezzi sono molto bassi. Ovunque (mercati, ristoranti, musei…)
9- Un consiglio per i bulgari: dotatevi di menù in inglese 🙂
10- Un consiglio per i prossimi visitatori: preparatevi a fare un viaggio interessante in mezzo a un Paese molto bello che può offrirvi tante cose (sempre che le vogliate cogliere!)

Author

Nata a Pisa nel 1990, nella stessa città mi sono laureata in Studi Internazionali e attualmente vivo, lavoro e ho sposato Dario. Amo i giochi da tavolo con gli amici, leggere, scrivere, cucinare piatti etnici, oltre che viaggiare, vicino e lontano: la mia più grande passione.

3 Comments

  1. ci andremo quest’inverno, pertanto questo tuo post cade a fagiolo! Ma si può capire perché sti bulgari sorridono poco? lo leggo spesso … grazie!

    • Dai che bello! A noi è piaciuta molto, un Paese forse poco conosciuto ma molto particolare, pulito e con tanto verde! Chissà perché sorridono poco, tra l’altro i bulgari sono disponibili e gentili, nonostante l’ostacolo della lingua piuttosto difficile…Se hai bisogno di qualche informazione puoi chiedermi, a me fa piacere! ps: Seguo il tuo blog, è molto interessante!

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