Scendendo verso sud, dalla Toscana alla Calabria, abbiamo deciso di fare una sosta per spezzare il viaggio, scegliendo così di visitare gli scavi archeologici di Ercolano, visita che ci è piaciuta davvero molto. In un’altra occasione avevamo deciso invece di fermarci a visitare la Reggia di Caserta e il suo meraviglioso Parco, trovi qui l’articolo completo dove racconto come abbiamo organizzato la visita L’incanto della Reggia di Caserta.

Visitare gli scavi di Ercolano

Abbiamo parcheggiato l’auto nella struttura dei parcheggi a pagamento proprio attinente all’ingresso dell’area archeologica e ci siamo incamminati verso la biglietteria. Ancora prima di fare il biglietto, si può intravedere una splendida vista panoramica che abbraccia tutta l’area.

Il costo del biglietto di ingresso è di 13 euro, ma ricorda che il Parco archeologico è chiuso il mercoledì…per queste e molte altre informazioni utili, visita il sito ufficiale a questo link dove sono elencate tutte le iniziative ed eventi interessanti.

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Un bello scorcio sugli scavi di Ercolano

L’eruzione del Vesuvio

Dal 1997 inserito tra i patrimoni dell’umanità dell’UNESCO, il sito di Ercolano ha subito la stessa sorte della vicina e più nota Pompei, venendo sommerso da cenere e lapilli durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

All’inizio del XVIII secolo alcuni ritrovamenti casuali hanno portato a cominciare e approfondire gli scavi, poi avviati sistematicamente ben due secoli dopo. I resti di Ercolano si sono splendidamente conservati per un periodo di tempo così lungo proprio grazie a quella coltre di fango e materiali derivanti dall’eruzione del vulcano che ne aveva segnato la rovina. Questo strato, alto tra i dieci e i venticinque metri, solidificandosi, ha protetto i resti di Ercolano dal trascorrere del tempo.

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La recente scoperta degli abitanti di Ercolano

Per me è stato interessantissimo scoprire che in epoca recente, durante gli anni ottanta, è emersa una notizia che ha tristemente stravolto quello che si era pensato fino a quel momento degli abitanti di Ercolano. Per decenni si è pensato infatti che la popolazione fosse riuscita a mettersi in salvo, quando in realtà la maggior parte di essa aveva cercato di fuggire via mare: ne sono testimonianza gli oltre 300 scheletri rinvenuti sotto alle arcate utilizzate per il ricovero delle imbarcazioni.

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Le ricostruzioni degli scheletri dei malcapitati in fuga da Ercolano

Queste particolari arcate vengono chiamate fornici e sono scavate nel tufo, ben tre metri sotto quello che era, nel 79 d.C., il livello in cui si trovava la spiaggia cittadina. Gli scheletri sono stati ritrovati in 9 dei 12 fornici, insieme a una piccola imbarcazione, probabilmente stavano aspettando di fuggire via mare quando sono stati investiti, insieme ai propri oggetti personali, dalla nube proveniente dall’eruzione del Vesuvio.

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Rimane ancora tanto da scoprire

Chissà quanti segreti nasconde ancora Ercolano! Basta considerare che ne sono stati riscoperti solamente quattro ettari rispetto ai venti totali della sua estensione. Proseguire con gli scavi non è semplice a causa dello sviluppo urbanistico della città attuale. Per esempio sono ancora sepolti il Foro, i templi, numerose case…

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L’impianto urbano di Ercolano era di tipo ortogonale con i decumani paralleli alla costa e i cardi che vi si incrociavano perpendicolarmente, ognuno dei quali permetteva di accedere al mare.

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Per quanto riguarda la fognatura, a Ercolano ne è stata rinvenuta una che raccoglieva le acque del Foro, delle latrine e delle cucine, mentre il resto degli scarichi avveniva direttamente in strada.

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Sono visitabili diverse abitazioni mantenute in ottime condizioni, spesso decorate in modo sfarzose dal momento che nel suo ultimo periodo Ercolano era diventato un noto centro di villeggiatura. Quasi tutte le case erano dotate di un pozzo o comunque erano collegate alla rete idrica, per cui l’impluvium non era più utilizzato.

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La più grande residenza rinvenuta fino a questo momento è la cosiddetta Casa dell’Albergo, la cui superficie supera addirittura i duemila metri quadrati. Possiede una zona termale interna, con pavimentazione a mosaico.

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La Villa dei Papiri invece è ancora in gran parte inesplorata, al suo interno sono state ritrovate 58 statue in bronzo e 21 in marmo e una collezione di oltre 1700 papiri da cui ha preso il nome.

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Anche la zona del Foro è rimasta quasi del tutto ancora interrata, mentre nella sua parte orientale si svolgevano le attività civiche, in quella occidentale si tenevano le attività economiche.

Anche la Basilica Noniana è ancora quasi completamente interrata, all’interno della quale sono state rinvenute numerose statue.

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Le Terme cittadine

Sono state rinvenute diverse aree termali, tra cui le Terme Suburbane che erano rivolte sia agli uomini che alle donne. Si tratta di uno spazio molto interessante dove si trovano diversi graffiti, anche di tipo erotico, mosaici ornamentali e stucchi raffiguranti guerrieri nudi.

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Le Terme del Foro erano invece divise tra la sezione maschile e la femminile, caratterizzate da diversi mosaici e pitture. Anche le piscine che contenevano erano collegate alla rete idrica.

Le Terme di Nord-Ovest sono in parte inesplorate, ma la loro dimensione è tale da far presupporre fossero aperte anche a ospiti dai paesi limitrofi.

Il Teatro di Ercolano è stato il primo edificio della città a essere rinvenuto, ma è ancora interrato, con una capienza di oltre 2500 persone.

Author

Nata a Pisa nel 1990, nella stessa città mi sono laureata in Studi Internazionali e attualmente vivo, lavoro e ho sposato Dario. Amo i giochi da tavolo con gli amici, leggere, scrivere, cucinare piatti etnici, oltre che viaggiare, vicino e lontano: la mia più grande passione.

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