Nella parte meridionale della Florida si trova la vastissima area paludosa delle Everglades, una regione subtropicale che copre un’area di 1,5 milioni di acri. Abbiamo avuto l’occasione di visitarne una piccolissima sezione prima di ripartire per l’Italia dall’aeroporto di Miami.

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Ecco gli idroscivolanti pronti a partire

La storia delle Everglades

Interessante notare che l’area delle Everglades è rimasta quasi inesplorata fino al XVI secolo, a causa della sua vegetazione composta in gran parte da saw grass, l’Erba sega, una pianta le cui foglie hanno i bordi estremamente taglienti. Lo spagnolo Hernando de Escalante Fontaneda nel 1549 venne fatto prigioniero da un capo indiano e fu il primo europeo ad accedervi più a fondo. Nei secoli successivi vi si insediò la tribù dei Seminole che le forze armate statunitensi cercarono di scacciare nel XIX secolo. In questo stesso periodo si cercò di bonificare le Everglades costruendo dei canali a scopi agricoli.

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Nel 1947 fu pubblicato il volume Everglades: River of Grass di Marjory Stoneman Douglas che sensibilizzò l’opinione pubblica, attirando l’attenzione in difesa di quest’area di grande interesse naturalistico e contribuendo all’emanazione dell’ordine esecutivo del presidente Truman, volto alla tutela di un territorio di 8000 km² con l’Everglades National Park.

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Le paludi delle Everglades

La struttura delle Everglades

A causa dei fertilizzanti utilizzati nelle attività agricole, principalmente nella coltivazione della canna da zucchero, si è reso necessario adottare un accordo volto a limitare i livelli di fosforo all’interno dell’area protetta delle Everglades. Il 50% della vasta area che comprendeva in origine le Everglades è infatti utilizzato per scopi agricoli. L’acqua delle Everglades è ancora utilizzata come fonte idrica per grandi città dell’area come Miami.

Le Everglades sono state definite river of glass, fiume d’erba, dalla scrittrice Douglas, a causa del lento scorrere delle acque poco profonde dall’Okeechobee in direzione sud e per la presenza della saw grass come scritto sopra, una ciperacea chiamata Cladium mariscus subsp. jamaicense che un tempo oltre un terzo della superficie della Florida meridionale. Il Miami, il New River e lo Shark River sono dei piccoli fiumi che scorrono nell’area.

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Nelle acque più profonde sono presenti diverse specie di ninfee e piante carnivore.

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I pochi punti leggermente elevati sono generalmente ricoperti da una rigogliosa vegetazione tropicale: si tratta di piccoli isolotti calcarei chiamati hammocks, che si ergono da uno a tre metri sul livello dell’acqua.

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Gli hammocks

Questi isolotti, la cui estensione può raggiungere anche 40 km², sono l’habitat ideale per piccoli mammiferi, rettili, anfibi e oltre 360 differenti specie di uccelli. Tra i rettili troviamo tre grandi predatori: l’alligatore del Mississippi (Alligator mississippiensis), il caimano dagli occhiali (Caiman crocodilus) e il coccodrillo americano (Crocodylus acutus). Nella parte meridionale della Florida si trovano ancora una piccola quantità di puma, la lince rossa, il procione, l’armadillo oltre al lamantino dei Caraibi.

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L’incontro ravvicinato con un alligatore

Dove le acque dolci dell’Okeechobee e del Big Cypress incontrano l’oceano possiamo trovare anche le mangrovie, rosse, bianche e nere.

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I luoghi di accesso alle Everglades

Per visitare le Everglades ci sono diversi punti di accesso, i più famosi, per poter prendere parte alle escursioni in barca, si trovano a Everglades City oppure si possono percorrere i sentieri dello Shark Valley Vistor Center o del Tree Snail Hammock Trail o fare bird watching presso il Flamingo Visitor Center.

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La nostra visita all’Everglades Holiday Park

Noi siamo stati all’Everglades Holiday Park (EHP) di Fort Lauderdale, che si estende su un territorio di 29 acri definito Gateway to the Everglades, la via di accesso alle Everglades. I paesaggi naturali mi hanno davvero colpito, pensavo, a torto, di trovare davanti agli occhi delle paludi con l’acqua ferma e immobile e pochi animali e invece abbiamo trovato distese di acqua in leggero movimento, una vegetazione folta e verdissima, uccelli sopra alle nostre teste, un buon numero di zanzare.

Abbiamo visto anche un alligatore durante il giro in barca che abbiamo effettuato nel parco a bordo di un airboat, l’imbarcazione caratteristica di queste zone. Onestamente avevo un po’ paura di queste barche perché mi sembravano poco stabili, ma l’esperienza alla fine mi è piaciuta molto, ci sono dei punti in cui è possibile sfrecciare velocemente a pelo d’acqua e avere anche un po’ di refrigerio dall’alto tasso di umidità e dei punti dove invece si rallenta, si prende del tempo per osservare la natura, restare in silenzio.

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Al termine della nostra escursione, abbiamo visto anche uno show con gli alligatori per protagonisti e abbiamo scoperto che qui ha la sua base un’associazione, la Gator Boys Alligator Rescue che si occupa di sensibilizzare il pubblico sugli animali delle Everglades e di soccorrere gli alligatori che raggiungono le aree cittadine per ricondurli nel loro habitat. E per chi lo desidera…al chiosco del parco si possono assaggiare, tra le varie specialità, gli alligator bites, una sorta di polpette di carne di coda di alligatore speziate, impanate e fritte.

Author

Nata a Pisa nel 1990, nella stessa città mi sono laureata in Studi Internazionali e attualmente vivo, lavoro e ho sposato Dario. Amo i giochi da tavolo con gli amici, leggere, scrivere, cucinare piatti etnici, oltre che viaggiare, vicino e lontano: la mia più grande passione.

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