Durante un bellissimo weekend lungo in Val di Non abbiamo deciso di visitare anche Castel Thun che si trovava a una manciata di chilometri dal nostro alloggio in Trentino, il grazioso Agritur La Pieve in località Taio.

Per conoscere il nostro itinerario nel dettaglio, fatto insieme a una neonata di 9 mesi, leggi anche Val di Non: l’itinerario perfetto in 4 giorni (anche) con i bambini

Come arrivare

La strada che conduce al castello è davvero suggestiva perché attraversa un’area dove i meleti si susseguono a perdita d’occhio e, avendo avuto la fortuna di visitarlo nel mese di settembre, per tutto il tragitto siamo stati circondati da alberi ricchi di frutti!

Mieli Thun, una sosta golosa

Non tutti sanno che poco prima di raggiungere la destinazione si incontra anche il punto vendita di Mieli Thun, un’azienda locale che produce dell’ottimo miele! Consiglio di fare una sosta golosa nel negozio dove il personale, gentilissimo, farà assaggiare alcune tipologie di miele consigliandovi al meglio. Qui ho scoperto l’esistenza di mieli che ignoravo totalmente, come il melo, i fiori delle alpi, il tarassaco, la melata di abete…la scelta è davvero ampia!

Risaliamo in macchina e dopo qualche minuto arriviamo finalmente nel parcheggio P1 ai piedi di Castel Thun dove parcheggiamo a pagamento e ci incamminiamo a piedi. Essendo abbastanza presto al mattino troviamo facilmente parcheggio, in alternativa è possibile parcheggiare al P3 nel centro del paese di Vigo di Ton che nel periodo estivo è collegato tramite bus navetta a Castel Thun. Altrimenti si deve mettere un conto una passeggiata di 30 minuti, sicuramente molto piacevole tra i meleti.

Dopo aver parcheggiato, dobbiamo comunque raggiungere a piedi l’entrata del castello (per le persone con difficoltà di deambulazione è presente un bus navetta) con una passeggiata in leggera salita. Il percorso è semplice e piacevole, nel giro di dieci minuti siamo già in vista di Castel Thun, mentre la bimba se ne è stata tranquilla nel passeggino.

Castel Thun, la storia tra i meleti della Val di Non - immagine 187

Castel Thun, una storia di famiglia

Questo castello massiccio e imponente è stato per secoli la residenza della stessa famiglia, quella dei Thun, una delle più antiche famiglie della nobiltà trentina. Inizialmente la famiglia si chiamava Tono, ma fu deciso di tedeschizzare il cognome in Thun, rinominando anche la fortezza conosciuta come Castel Belvesino.

Intorno alla metà del Duecento, i Thun si insediarono quindi nel castello in posizione privilegiata sulla bella collina della Val di Non, castello che nel corso della sua storia è stato più volte danneggiato da incendi. Proprio durante l’incendio del 1569 perse la vita Sigismondo Thun, oratore imperiale al Concilio di Trento.

Tra il Cinquecento e il Seicento la fortezza fu interessata da importanti modifiche strutturali che le conferirono l’aspetto attuale, insieme alla costruzione della Porta Spagnola in stile moresco che permette di accedere al ponte levatoio e al primo cortile.

Nell’aprile del 2010 Castel Thun è stato riaperto al pubblico, dopo ben 18 anni di restauro!

La visita a Castel Thun

Per visitare Castel Thun considerate di impiegare almeno 1h e mezza o più tempo se decidete di usufruire dell’audioguida.

Per chi è in possesso della Trentino Guest Card l’ingresso è gratuito e lo è stato anche per noi visto che era compresa nella prenotazione del nostro hotel, altrimenti il costo del biglietto intero è di 8 euro. Puoi trovare tutte le informazioni a questo link, insieme alle tariffe ridotte e alle agevolazioni per chi decide di combinare insieme la visita di più castelli del Trentino, come il Castello del Buonconsiglio di Trento, in un circuito al quale appartiene anche Thun.

Visitare Castel Thun con neonati

Importante: non è possibile entrare con il passeggino all’interno del castello, deve essere lasciato in una stanza dedicata appena fuori dall’ingresso. Consiglio lo zaino o il marsupio porta bimbo, la visita è abbastanza lunga e tenere i bambini in braccio non sarebbe per niente comodo.

Esplorando Castel Thun

Come dicevamo, siamo arrivati in vista di questo castello enorme che si compone di ben 150 stanze, oltre ai sotterranei e alle cantine scavate nella roccia. La sua struttura mi ha fatto pensare più che altro a una fortezza, essendo circondato dalle mura, dalle torri angolari, i bastioni e addirittura da un fossato con il ponte levatoio.

Si accede proprio attraverso la porta del ponte levatoio per entrare nel colonnato caratterizzato da 18 colonne di pietra e sovrastato dalle due torri medievali delle prigioni.

Qui, dove un tempo sostavano le carrozze, oggi si trovano la biglietteria, il bookshop, le toilette e l’area family dove lasciare il passeggino. Qui si trova anche un piccolo corner di cui usufruire per l’allattamento.

Trasferita la bimba nel marsupio, attraversiamo il cortile dove si svolgevano i tornei ed entriamo all’interno del palazzo baronale, la parte più antica di Castel Thun, scegliendo di visitare i giardini esterni in un secondo momento.

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I piani che ci aspettano sono ben 4, come 4 sono le rampe di scale da affrontare con la bimba nel marsupio che fortunatamente e sorprendentemente si addormenta quasi subito.

Piano terra

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Questo è il piano al quale dedichiamo meno tempo, ci sono delle stanze molto antiche, ma gli spazi che ci colpiscono maggiormente sono il cortile interno con il pozzo, una piccola stanza provvista di forno dove cuocere il pane e la bella cappella di San Giorgio con le pareti splendidamente affrescate.

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La cappella di San Giorgio

Piano primo

Al primo piano troviamo le sale nobili, ma quello che ci affascina sono le due cucine presenti: la prima è la vecchia cucina dotata di focolare e stoviglie risalenti al XVII e XVIII secolo, la seconda è la cucina nuova, che data inizio Novecento.

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La vecchia cucina di Castel Thun

Piano secondo

Al secondo piano troviamo invece le sale di rappresentanza con la suggestiva loggia rinascimentale adornata dei trofei di caccia, oltre a tante stanze interessanti caratterizzate da stili diversi. Molto suggestiva la grande Sala da pranzo.

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La sala da pranzo

Piano terzo

Qui incontriamo una serie di stanze utilizzate dalla famiglia, molto interessante a mio parere la camera dei bambini perché non siamo soliti vedere stanze di questo tipo all’interno dei castelli, la camera delle dormeuses, la camera di Matteo Thun e la splendida Stanza del Vescovo.

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Dettaglio della camera dei bambini

Stanza del Vescovo

Entrando in questa ampia stanza restiamo colpiti dall’intenso profumo di legno che si respira, è il legno di cirmolo e abete che caratterizza gli arredi perfettamente conservati. Sigismondo Alfonso Thun, principe vescovo di Trento e Bressanone, ha riadattato questa camera nella seconda metà del Seicento ed è proprio il suo stemma a troneggiare in mezzo al soffitto a cassettoni.

Da restare incantanti davanti alla meravigliosa Porta di Ercole, realizzata nel 1574 da un’artista ignoto co intarsi e decori che mischiano il sacro e il profano.

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Per noi è la sala più bella del Castel Thun, l’aroma di legno che si odora ancora dopo secoli è indimenticabile!

I Giardini

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L’esplorazione di Castel Thun prosegue all’esterno del palazzo attraverso i giardini, seguendo un percorso praticamente obbligato che conduce verso l’uscita. La nostra passeggiata qui all’esterno è stata velocizzata dalla minaccia di pioggia che ci ha portato in fretta a raggiungere l’esposizione di carrozze della famiglia Thun che ho trovato interessantissima!

Mi era già capitato di vedere carrozze di questo tipo ma non avevo mai visto delle slitte per scivolare sul ghiaccio! Una collezione davvero ricca e originale.

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Una delle slitte in esposizione

La nostra visita di Castel Thun qui finisce, mentre ripercorriamo i nostri passi per recuperare il passeggino e scendere a piedi al parcheggio.

Ti piacerebbe visitare questo castello? Hai visitato altri castelli in Trentino? Fammelo sapere nei commenti!

Author

Nata a Pisa nel 1990, nella stessa città mi sono laureata in Studi Internazionali e attualmente vivo, lavoro e ho sposato Dario. Amo i giochi da tavolo con gli amici, leggere, scrivere, cucinare piatti etnici, oltre che viaggiare, vicino e lontano: la mia più grande passione.

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