Nella parte meridionale di Pechino, si trova un complesso di edifici religiosi che prende il nome di Tempio del Cielo, patrimonio culturale dell’UNESCO dal 1998. Furono gli imperatori della dinastia Ming, nella prima metà del XV secolo, ad avviare la costruzione di questo tempio in cui venivano compiuti sacrifici rituali per propiziare il favore degli agenti atmosferici e di conseguenza i buoni raccolti e la prosperità.

Venne chiamato infatti Tempio del Cielo perché utilizzato per il culto officiato dall’imperatore al Cielo Tian, la divinità suprema della religione tradizionale cinese. L’imperatore cinese era chiamato per l’appunto figlio del Cielo, in quanto riceveva direttamente dal Cielo il suo mandato per governare ed era di conseguenza l’unico a poter officiare i riti, l’unico a poter intercedere nei confronti della divinità.

Il popolo non era ammesso alle cerimonie e non poteva nemmeno assistere al passaggio dell’imperatore che si allontanava dalla Città Proibita insieme soltanto alla sua cerchia di funzionari, allo scopo di raggiungere il Tempio del Cielo nei giorni immediatamente precedenti al solstizio d’inverno, quando si svolgeva la principale cerimonia dell’anno. Il culto del Cielo veniva officiato altre due volte nel corso dell’anno, la Preghiera per il Buon Raccolto dei Cereali al quindicesimo giorno del primo mese lunare e la Preghiera per la Pioggia in occasione del solstizio estivo.

La struttura del Tempio

L’area del tempio, estesa quasi 3 chilometri quadrati, si compone di tre gruppi principali: l’Altare circolare in cui venivano compiuti i sacrifici al Cielo, una piattaforma circolare di tre piani dove, al centro del piano più alto, l’imperatore pregava sul Cuore del Cielo, i cui piani sono circondati da una balaustra in pietra e da bracieri speciali che servivano per bruciare le offerte sacrificali; il Tempio del Dio dell’Universo, un edificio circolare in cui venivano riposti gli altari quando non erano in uso, circondato dal cosiddetto “muro dell’eco” (se si parla a bassa voce a un’estremità della parete, si può essere sentiti dall’altro lato); la Sala della Preghiera per il buon raccolto, uno degli edifici in legno medievali più grandi al mondo, costruito senza l’ausilio di chiodi.

Si tratta di una struttura circolare sorretta da 28 pilastri e sormontata da un tetto a tre piani, in cui l’imperatore pregava per il buon raccolto, strutturato in modo tale da rispettare il simbolismo e la numerologia cinesi, rispecchiando l’alternarsi delle stagioni e dei vari periodi dell’anno.

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La Sala della preghiera per il buon raccolto, parte del complesso del Tempio del Cielo

Il simbolismo appare evidente anche nella conformazione delle mura che circondano il tempio, in parte semicircolari, in parte quadrate, a voler rappresentare la concezione dell’ideologia cinese per la quale la terra è quadrata e il cielo è rotondo. Al centro di questo universo si trova il Tempio, posizionato tra il Cielo e la Terra, cardini della cosmologia cinese.

Oltre alle tre aree principali, il Tempio del Cielo aveva anche una zona dedicata alla musica, dove i musicisti venivano formati per l’accompagnamento dei rituali e uno spazio riservato agli animali da preparare per i sacrifici.

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Una veduta della Sala della Preghiera per il buon raccolto

Il Tempio del Cielo, tra folclore e quotidianità

Oltre alla parte degli edifici religiosi, il Tempio del Cielo contiene al suo interno un’altra sezione imperdibile, quella del parco dove si riuniscono, quotidianamente, numerosi cittadini di Pechino intenti alle più disparate attività.

Questo è un vero e proprio punto di ritrovo, soprattutto per gli anziani che vogliono trascorrere del tempo in compagnia, giocando a carte, semplicemente fumando insieme o parlando, c’è chi si esercita con uno strumento musicale, chi si esibisce improvvisando una canzone alla quale si uniscono anche alcuni passanti a fare da coro, c’è chi fa esercizio fisico.

Durante la nostra visita passiamo molto tempo in silenzio a osservare le persone, nell’aria c’è un chiacchiericcio vivace, ravvivato ancor di più dalle canzoni (e stonature) improvvisate e dagli strumenti che vengono testati. Resto estasiata di fronte a gruppi di persone di tutte le età che si dedicano senza sosta al jianzi, il volano, uno sport che non avevo mai visto prima, in cui questo piccolo strumento provvisto di piume colorate viene lanciato esclusivamente con i piedi e toccato solo con alcune parti del corpo, fatta esclusione delle mani.

L’obiettivo del gioco è quello di non far cadere a terra il jianzi e assisto di conseguenza a grandi slanci e a mosse vigorose per evitare a tutti i costi che questo accada. Il parco viene popolato già alle prime ore del mattino da chi si riunisce per praticare il Tai Chi e vale davvero la pena svegliarsi presto per trovarsi immersi in questo interessantissimo spaccato di vita quotidiana, un viavai di gente che è una sorpresa continua per il fortunato spettatore!

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Nata a Pisa nel 1990, nella stessa città mi sono laureata in Studi Internazionali e attualmente vivo, lavoro e ho sposato Dario. Amo i giochi da tavolo con gli amici, leggere, scrivere, cucinare piatti etnici, oltre che viaggiare, vicino e lontano: la mia più grande passione.

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