Durante un bellissimo viaggio in India nel lontano 2012, abbiamo avuto la possibilità di visitare la città di Agra e il suo straordinario Taj Mahal, considerato, a ragione, una delle sette meraviglie del mondo moderno, patrimonio dell’umanità dell’UNESCO dal 9 dicembre 1983, definito dal grande poeta indiano Tagore, “una lacrima di marmo ferma sulla guancia del tempo”

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La storia del Taj Mahal

Pochi sanno che si tratta di un vero e proprio monumento all’amore, fatto costruire nel 1632 dall’imperatore moghul Shah Jahan in memoria della moglie preferita Arjumand Banu Begum, meglio conosciuta come Mumtaz Mahal. Mumtaz Mahal, che in persiano significa “luce del palazzo”, morì nel 1631 dando alla luce il quattordicesimo figlio dell’imperatore e fu proprio per onorarla che l’imperatore dette ordine di costruire questo mausoleo, i cui lavori di costruzione iniziarono nel 1632, per concludersi nel 1654. 

Si narra che Shah Jahan, a lavori conclusi, abbia fatto tagliare le mani ai capomastri, accecare i calligrafi e decapitare l’architetto! Questo per scongiurare il rischio che chiunque avesse partecipato alla costruzione del monumento potesse mai ricreare un edificio del genere!

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L’imperatore Shah Jahan fu deposto dal figlio ed imprigionato per gli ultimi 8 anni della sua vita nel Forte di Agra. Le sue stanze private erano collocate in posizione tale che potesse osservare il panorama del Taj Mahal dalle sue finestre.

La leggenda narra anche che, ormai costretto a passare il suo tempo sdraiato a letto, continuasse a osservare il riflesso dell’amato mausoleo utilizzando uno specchietto. Proprio durante una di queste contemplazioni lo colse la morte.

I materiali di costruzione

Tra le 20.000 persone che presero parte alla sua costruzione si contarono anche numerosi artigiani provenienti dall’Europa e dall’Asia Centrale. Il Taj Mahal fu costruito utilizzando materiali provenienti da ogni parte dell’India e dell’Asia e furono impiegati oltre 1.000 elefanti e bufali per il trasporto delle materie prime.

Il marmo bianco venne portato da Makrana, il diaspro dal Punjab, la giada e il cristallo dalla Cina, i turchesi erano originari del Tibet e i lapislazzuli dell’Afghanistan, gli zaffiri dello Sri Lanka e la corniola dall’Arabia. Furono incastonati nel marmo bianco 28 diversi tipi di pietre preziose e semi-preziose, per un costo totale di circa 32 milioni di rupie. L’unico materiale locale utilizzato fu l’arenaria rossa.

Erroneamente, vedendo le immagini del Taj Mahal da internet o dalla televisione, avevo sempre pensato che l’edificio fosse bianchissimo…e invece no, perché è ricoperto di un’infinità di pietre preziose che fanno risaltare ancora di più il bianco del suo marmo.

Una curiosità: invece di utilizzare bambù per realizzare le impalcature, come era usanza dell’epoca, a questo scopo furono utilizzati dei mattoni. Al termine dei lavori l’imperatore stabilì che chiunque avrebbe potuto prendere per sé i mattoni dalle impalcature: secondo la tradizione l’intera impalcatura fu smantellata in una notte!

Una storia affascinante e suggestiva, quasi…una fiaba e proprio una fiaba ha preso spunto dalla sagoma del Taj Mahal per ricreare il palazzo dove viveva una certa principessa…qui puoi scoprire a cosa mi riferisco e quali altri monumenti in giro per il mondo hanno ispirato le fiabe che conosciamo.

La nostra visita

Inutile dire che ritrovarsi davanti al Taj Mahal è un’emozione grandissima. Attraversata la biglietteria, il passaggio pedonale si restringe e già si intravede il monumento bianco splendente nel sole, quasi incorniciato dall’uscita dell’edificio in cui ci si trova.

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L’area è molto vasta, affollatissima di turisti indiani e stranieri, ma lo spazio è così ampio che si può girare tranquillamente e scattare tutte le foto senza fretta, senza ritrovarsi in mezzo alla ressa. I giardini e gli specchi d’acqua sono estremamente curati ed è davvero piacevole passeggiare attorno al Taj Mahal per osservarlo da ogni lato e angolazione fino a ritrovarsi sul retro a osservare le sponde del fiume Yamuna.

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Quante foto!

Qui ci è capitato, come già in Cina, che molti locali si fermassero per chiederci di scattare insieme delle foto…uomini, donne, coppie di sposi, anziani e anche bambini. In particolare, mi è stato letteralmente messo in braccio un neonato che, con gli occhi scuri truccati con il kajal, non ho potuto fare a meno di vezzeggiare, ovviamente in buona fede, come siamo soliti fare in Italia. La madre, sconvolta, lo ha subito ripreso. La guida mi ha spiegato dopo che fare i complimenti a un neonato potrebbe attirare su di lui l’invidia e il malocchio!

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Conoscevi la storia dietro alla costruzione del Taj Mahal? Hai mai visto una delle sette meraviglie del mondo? Quale ti piacerebbe vedere? Fammelo sapere nei commenti!

Author

Nata a Pisa nel 1990, nella stessa città mi sono laureata in Studi Internazionali e attualmente vivo, lavoro e ho sposato Dario. Amo i giochi da tavolo con gli amici, leggere, scrivere, cucinare piatti etnici, oltre che viaggiare, vicino e lontano: la mia più grande passione.

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