Fathepur Sikri è una cittadina dell’Uttar Pradesh che abbiamo visitato in un afosissimo pomeriggio di luglio, prima di raggiungere Agra che dista da questa una quarantina di chilometri, provenendo dal Rajasthan e da Jaipur.

I resti della città Moghul

Abbiamo raggiunto i resti della famosa città fantasma, la città murata in arenaria rossa che è un tipico esempio dell’architettura moghul, caratterizzata da pilastri, terrazze, archi, finestre con grate, un’architettura che mescola lo stile indù e quello islamico riuscendo a fornire molte informazioni riguardo gli imperatori moghul e il loro stile di governo. La dinastia Moghul o Mughal è stata per l’appunto la più importante dinastia imperiale indiana di religione musulmana, che regnò su gran parte dell’Asia meridionale durante la dominazione islamica in India.

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Akbar, nipote di Babur, uno degli imperatori principali della dinastia Moghul, avviò la costruzione nel 1570, poco dopo la nascita del suo primogenito ed erede. Per ospitare la città scelse proprio la collina su cui viveva il mistico sufi Sheikh Salim Chishti che aveva predetto la nascita del figlio. Alla sua morte, in segno della grande venerazione che l’imperatore provava nei suoi confronti, gli fu addirittura dedicato un mausoleo nel cortile della nuova moschea.

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La città divenne presto la capitale dell’impero di Akbar. Inizialmente Fathabad, poi il suo nome divenne Fathepur Sikri che significa “città della vittoria” dopo la conquista da parte di Akbar del Gujarat, dal quale provenivano molti degli artigiani impegnati nella costruzione.

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L’abbandono di Fathepur Sikri

Nel giro di pochi anni, forse per la carenza di acqua o forse perché corte e imperatore si ritrovassero più vicini all’esercito, venne trasferita la capitale a Lahore e dal 1585 Fathepur Sikri andò incontro al suo rapido declino, a razzie e a saccheggi.

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Il recupero di Fathepur Sikri

Fu il viceré Lord Curzon a iniziare i lavori di recupero della città murata all’inizio del XX secolo, permettendo il consolidamento dell’area del palazzo di Akbar, dove si trovano numerosi edifici oltre alla grande moschea Jama Masjid che poteva ospitare fino a diecimila fedeli riuniti in preghiera, ma non sono più visibili le abitazioni della gente comune.

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Il Diwan-i-Khas, l’edificio utilizzato per le udienze e i dibattiti privati
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Nel Diwan-i-Khas, su una colonna riccamente decorata convergono le passerelle dove sedeva l’imperatore
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Pachisi Court, la corte con il pavimento a scacchiera dove giocavano i membri della corte
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Il Panch Mahal, sede del quartiere femminile, dove si trovavano le consorti di Akbar
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Nata a Pisa nel 1990, nella stessa città mi sono laureata in Studi Internazionali e attualmente vivo, lavoro e ho sposato Dario. Amo i giochi da tavolo con gli amici, leggere, scrivere, cucinare piatti etnici, oltre che viaggiare, vicino e lontano: la mia più grande passione.

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