Il patrimonio artistico e culturale dell’antica capitale imperiale Kyoto è immenso, uno dei motivi per cui ho adorato così tanto questa bellissima città. Fortunatamente risparmiata dalle distruzioni della seconda guerra mondiale, la città e i suoi dintorni ospitano i cosiddetti monumenti storici dell’antica Kyoto, una lista consistente di beni diventati patrimonio Unesco nel 1994.

Tra questi, un posto è occupato dal magnifico Tempio buddhista Ryōan-ji appartenente alla scuola Myōshin-ji, branca della scuola Rinzai del Buddhismo Zen.

Il Ryōan-ji, tempio buddista e splendido giardino "secco" - immagine 124

Quello che rende l’area del tempio così speciale da richiamare centinaia di visitatori al giorno è la presenza di un giardino karesansui, una forma particolare e tipicamente giapponese di “giardino secco” ovvero un giardino costituito principalmente da pietre, ciottoli, ghiaia e soprattutto senza la presenza dell’acqua, né sotto forma di ruscello né di laghetto né di fontana.

Le caratteristiche dei giardini “secchi” karesansui

In un certo senso, si può dire che l’acqua venga comunque richiamata dalla base di ghiaia o sabbia disposta e rastrellata in modo tale da somigliare a delle onde nel terreno. Questa tipologia di giardino spesso viene conosciuta nei Paesi occidentali come giardino zen, ma si tratta di una definizione impropria anche se ormai diventata di uso comune.

Il Ryōan-ji, tempio buddista e splendido giardino "secco" - immagine 125

Le caratteristiche del giardino del Ryoan-ji

Nel tempio Ryōan-ji di Kyoto si trova proprio un famoso giardino karesansui. Io non avevo mai visto un giardino del genere e ho impiegato diversi minuti per osservare il paesaggio, cercare di capirlo e apprezzarlo.

Le dimensioni sono importanti: ben 248 metri quadrati. Il muro che lo circonda contribuisce a creare una cornice di fascino e mistero al giardino, per la sua costruzione è stata utilizzata una mistura di argilla e olio scolorita e segnata dal tempo, mentre per ricoprire il suo tetto si è fatto ricorso alla corteccia.

Da una base di candida ghiaia emergono 15 rocce scure di diverse dimensioni, disposte in gruppi tra loro distanziati e circondate da muschio intorno alla base. Interessante notare che non è possibile riuscire a cogliere una visione di insieme di tutte e 15 le rocce, restando seduti sulla veranda dell’ hōjo, la residenza dell’abate del tempio. Si dice che solo chi ha raggiunto l’illuminazione possa vedere tutte le rocce contemporaneamente.

Il Ryōan-ji, tempio buddista e splendido giardino "secco" - immagine 126
Il giardino “secco” del Ryoan-ji

Si sono susseguite numerose teorie per provare a dare una spiegazione a questa particolarità, forse le rocce rappresentano le isole giapponesi? Oppure raffigurano una tigre che aiuta i propri cuccioli ad attraversare il fiume? Si è discusso anche di montagne, di costellazioni e di ideogrammi ottenuti unendo le rocce con alcune linee.

Sicuramente l’impossibilità di conoscere il vero significato del giardino, insieme alla sua composizione unica e al contesto suggestivo, stimola la meditazione. Quando l’abbiamo visitato noi la veranda era veramente affollatissima e purtroppo non siamo riusciti a ritagliarci un momento di quiete per provare a meditare davvero cercando a nostra volta di dare un nuovo significato alle rocce.

Cosa vedere presso il Ryoan-ji

Non c’è certezza nemmeno sul periodo di costruzione del giardino, che spazia dal XV al XVII secolo. Questo luogo è davvero unico e meritevole della visita, ma non dimentichiamo che oltre al giardino “secco”, nel complesso del tempio si trovano molti altri edifici interessanti!

Ci sono la sala del Buddha, la stanza del tè e numerosi giardini scenografici in tutte le stagioni, insieme all’ampio lago artificiale Kyoyōchi, un tempo popolato dalle anatre mandarine, che ospita al suo interno tre piccoli isolotti.

In un altro piccolo giardino si trova la camelia Wabisuke che si dice essere il più antico albero di camelia del Giappone e in un altro si trova invece una piccola vasca in pietra rotonda con apertura quadrata che si chiama tsukubai, dove l’acqua che scorre viene solitamente usata dagli ospiti delle case da tè per risciacquare mani e bocca prima di accedere.

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Nata a Pisa nel 1990, nella stessa città mi sono laureata in Studi Internazionali e attualmente vivo, lavoro e ho sposato Dario. Amo i giochi da tavolo con gli amici, leggere, scrivere, cucinare piatti etnici, oltre che viaggiare, vicino e lontano: la mia più grande passione.

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