Sulle Alpi Apuane, presso le pendici del monte Corchia nel piccolo paese di Levigliani (provincia di Lucca), si trovano le più antiche miniere di mercurio dell’Alta Toscana. Si tratta di uno dei pochi siti al mondo in cui si possa trovare il mercurio allo stato puro all’interno delle rocce, in sacche e goccioline all’interno di vene di quarzo.

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Organizzare la visita

La visita è estremamente interessante. Noi l’abbiamo abbinata alla successiva visita alle grotte del Monte Corchia, acquistando un biglietto cumulativo legato al circuito Corchia Park, un insieme di attività e belle attrattive che ruotano tutte attorno al paese di Levigliani, da svolgere all’interno di visite guidate gestite da ottime guide preparate. Noi abbiamo acquistato il biglietto online, ma si può acquistare anche presso la biglietteria in loco.

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La visita alle miniere di mercurio

Siamo saliti sul bus navetta dedicato dal centro del paese che ci ha condotto in pochi minuti all’ingresso delle miniere per cominciare la nostra visita, prima della quale ci sono stati forniti dei caschetti da indossare per la sicurezza all’interno del percorso.

Le miniere sono lunghe 600 metri e si possono visitare due ambienti, oltre a vedere lungo il percorso gli antichi strumenti utilizzati per la lavorazione: la parte inferiore che è la più antica scavata a scalpello e la parte superiore in cui si può vedere una ferrovia a scartamento ridotto sulla quale transitavano i carrelli per il trasporto delle pietre.

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I cunicoli all’interno delle miniere di mercurio

La storia delle miniere

Nonostante le miniere di Levigliani fossero già note a partire dal XII secolo, i primi lavori di estrazione furono eseguiti soltanto nel XV secolo per conto della Repubblica di Firenze che aveva necessità di minerali e pigmenti rossi da utilizzare per la scrittura e la miniatura dei testi ecclesiastici.

Con il passare dei secoli, lo sfruttamento cambiò per adattarsi ai tempi e al mercato, per andare incontro all’industria dei termometri e alla domanda dei composti per il “fulminato di mercurio” da utilizzare come detonatore negli esplosivi per cave.

Nel corso del XX secolo poi le miniere furono riutilizzate con metodi moderni come perforatori e mine, finché nel 1970, con la cessione dell’azienda che le aveva in gestione, le miniere di Mercurio furono chiuse definitivamente. In questo periodo infatti il giacimento venne ritenuto improduttivo a livello di industria mineraria moderna.

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Tutti i colori del mercurio

Queste miniere vengono chiamate anche dell’ “argento vivo”, altro modo in cui è conosciuto il mercurio che è proprio di colore argenteo. Il mercurio si trova inizialmente legato allo zolfo all’interno di un minerale dal colore rosso chiamato cinabro, che deve essere sottoposto a bollitura per potervi estrarre il mercurio.

La pazzia dei cappellai

Interessante ricordare che in passato il nitrato di mercurio veniva utilizzato dai cappellai all’interno di una soluzione di colore arancione nella quale venivano immersi le pellicce degli animali per far staccare il pelo dalla pelle. I cappellai spesso si provavano questi cappelli prima che venissero foderati, perciò il nitrato di mercurio veniva a contatto con la loro testa e i loro capelli, regalando, con il passare del tempo, un vago colorito arancione alla propria capigliatura.

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Immagine tratta da PublicDomainPictures.net con licenza CC0 Public Domain

Sembra che anche la cosiddetta “pazzia dei cappellai” che portava a manifestare depressione, tremori, cambiamenti nel comportamento e nella personalità fosse causata dall’inalazione dei vapori del mercurio che a raggiungere il cervello danneggiando in modo irreparabile e cronico le cellule nervose.

Sapevi perché i cappellai vengono spesso raffigurati con i capelli arancioni? Conoscevi le origini e le cause dietro alla loro “pazzia”?

Author

Nata a Pisa nel 1990, nella stessa città mi sono laureata in Studi Internazionali e attualmente vivo, lavoro e ho sposato Dario. Amo i giochi da tavolo con gli amici, leggere, scrivere, cucinare piatti etnici, oltre che viaggiare, vicino e lontano: la mia più grande passione.

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